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Indirizzo:

c.da Defenza 17
65024 Manoppello (PE)

Latitudine: 42.280087

Longitudine: 14.047555

Tel: 366.4215495

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Il territorio

Parco del Lavino

Area protetta del Parco del Lavino

L’area protetta del Parco del Lavino prende il nome dall’elemento naturalistico che maggiormente lo caratterizza, ovvero le acque sulfuree del fiume omonimo in cui sono presenti solfati disciolti che danno la tipica e suggestiva colorazione azzurro-turchese ai laghetti, alle polle sorgive e ai ruscelli.

Il corso d’acqua ha origine nel Vallone di Santo Spirito sul versante N-NO del massiccio montuoso della Majella; attraverso il Vallone di San Bartolomeo e il Fosso Cesano; a valle di Roccamorice, il torrente diventa Fiume Lavino; dopo pochi chilometri, all’altezza di Scafa, si versa nelle copiose acque del Pescara; ad incrementare inoltre la sua portata contribuiscono le acque del complesso di risorgenze sulfuree, situate in località De Contra. Nel 1987 la legge n. 25, la Regione Abruzzo ha istituito il Parco delle sorgenti sulfuree del Lavino, attualmente gestito da Legambiente ONLUS circolo di Scafa e dal Comune di Scafa. L’area ha un’estensione di circa 40 ettari, è dotata di un punto informativo e ospita svariate specie faunistiche, ittiche e vegetali. Passeggiando lungo le sponde incontriamo soprattutto tipi diversi di Salici (salice bianco, salice fragile) e Pioppi (pioppo nero e bianco); altre specie delimitano la zona d’acqua, quali: Tife, Giunchi, Roverelle, l’Acero campestre, il Carpino, la Robinia e il Biancospino. La Ginestra, i Ciclamini e le Pervinche caratterizzano il sottofondo dei boschetti. Infine le alghe colorano il fondo dei laghetti con le due diverse tonalita’ dell’azzurro e del verde. Per quanto riguarda la fauna, a contatto con l’acqua vivono la Gallinella d’acqua, l’Usignolo di fiume, la Ballerina gialla e il Martin pescatore. Si aggirano di notte, invisibili, la Donnola, la Faina, il Tasso e la Volpe. In realtà la rilevanza del Parco non è legata soltanto alle bellezze naturalistiche che lo caratterizzano ma anche alla storia, all’archeologia e all’economia del territorio. Le acque del fiume del fiume Lavino, sono state utilizzate anche per l’alimentazione di ben quattro centrali idroelettriche e per il funzionamento di una segheria e di cinque mulini a palmenti, tra cui il Mulino Farnese.

Per ulteriori informazioni:
LEGAMBIENTE ONLUS Circolo di Scafa
Via De Contra, 84 65027 Scafa (PE)
Tel. 328.4119671

http://www.parcolavino.com

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LE SORGENTI SULFUREE

Le sorgenti sulfuree del Lavino sono l’elemento naturale più particolare e suggestivo del Parco determinandone la denominazione.  Sono un complesso di risorgenze d’acque sulfuree formanti un biotipo molto originale costituito da pozze con polle sorgive, ruscelli, stagni e laghetti di uno straordinario azzurro conferitogli dalla presenza di solfati disciolti che generano un corso d’acqua che dapprima scorre parallelo, in sinistra orografica, al contiguo fiume Lavino, per poi confluire in questo dopo un percorso di circa 1 Km.  Nel suo tragitto le acque sono state usate, nel corso del tempo, sia per azionare le pale di un mulino, sia per imprimere moto alla turbina di una centrale idroelettrica. Nella pubblicazione “Le Sorgenti Italiane del Servizio Idrografico Centrale” del Ministero del LL.PP., curato dalla sezione idrografica di Pescara, risultano rilevate le portate di due sorgenti.  La prima, forse l’unica a quel tempo (1956) captata per usi potabili, denominata “De Contra”ed attualmente coperta da un’opera di presa, rilevava una portata di 137 l/s; il complesso delle Sorgenti Sulfuree a cui si da il nome di sorgente “Lavino”, si misurava in 722 l/s.  In sintesi quindi, in considerazione della loro canalizzazione verso la centralina ed il vecchio mulino, la portata attuale risultava essere di circa 860 l/s.  Ad una rilevazione empirica, la portata attuale risulta essere intorno agli 800 l/s praticamente la stessa di 32 anni fa.  “L’uso delle acque sorgive per alimentare l’antico mulino e successivamente la centralina attraverso canali e chiuse non hanno determinato mutamenti di grave impatto ambientale ma, al contrario, hanno creato ulteriori elementi di particolare valore storico archeologico e artistico.  Né grave impatto hanno creato le briglie in gabbioni di pietre lungo il corso del Lavino realizzate con l’intervento di regimentazione e forestazione.  Non si può dire la stessa cosa dell’intervento di presa per l’irrigazione dei terreni a monte di De Contra operato dal Consorzio di Bonifica che, pur dando enormi benefici alle colture collinari, è stato collocato in modo “irriverente”in prossimità della polla sorgiva più importante senza alcuna barriera protettiva né particolari accorgimenti che attenuino lo stridente rapporto tra luogo e manufatto”.

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