Il territorio

Gli eremi

CON CELESTINO V SUI MONTI DELLA MAJELLA
I luoghi di culto della Majella: tanto numerosi che Francesco Petrarca definì la montagna “domus Christi”. Ma può una montagna essere la Casa del Signore? Se si, questa è la Majella. Quaranta, forse più, sono i luoghi di culto, per lo più eremi, nascosti nei più remoti anfratti, nei più solitari valloni del Parco Nazionale.

Eremo Santo Spirito a Majella - Roccamorice
Partendo dal Paese,una ripida strada conduce al vallone di Santo Spirito, dove sorge l’omonimo eremo.Il complesso è stato costruito prima dell’anno 1000. Vi dimorò Pietro Angeleri, qui il santo eremita stabilì la casa madre della sua comunità monastica costruendo un complesso che comprendeva un oratorio, l’alloggio dei monaci e le celle per il ritiri cenobitici. Oggi l’eremo è costituito dalla Chiesa, dalla sagrestia, dalla foresteria disposta su due piani e da cinque cellette oltre alla scala santa interamente scavata nella roccia che conduce all’oratorio della Maddalena. I monaci accolgono nella foresteria chiunque voglia condividere per breve tempo la vita comunitaria (anche non credenti) e sono a disposizione per guidare i visitatori alla scoperta del luogo.

Eremo San Bartolomeo in Legio - Roccamorice
Questo Eremo fu costruito in un periodo anteriore al 1000 e successivamente restaurato da Celestino V intorno al 1250 e da lui usato per numerose quaresime a cui si sottoponeva. L’edificio si estende in uno scenario arido, sotto un costone roccioso che lo ricopre completamente.All’Eremo vero e proprio si accede attraverso una scala scavata nella roccia, la Scala Santa, che porta ad una balconata rocciosa alla fine della quale si trova la chiesa. All’interno della chiesa si nota un semplice altare sui cui è posta la statua lignea di S. Bartolomeo, e sulla parete sinistra una vaschetta che raccoglie una modesta risorgenza d’acqua che i devoti ritengono miracolosa.

Eremo di San Giovanni all’Orfento - Caramanico
L’eremo di San Giovanni, situato a 1227 metri di altezza in un luogo impervio, all’interno del comune di Caramanico, è sicuramente il più inaccessibile degli eremi frequentati da Celestino V. Egli trascorse qui vari periodi di  penitenza e quasi ininterrottamente dal 1284 al 1293. Anche nei periodi di assenza del santo, l’eremo fu spesso abitato dai suoi discepoli. Ciò che oggi vediamo è solo la parte eremitica dell’antico convento: infatti nel sottostante riparo vi erano una chiesetta, le cellette dei monaci e una foresteria per i pellegrini. L’accesso all’eremo avviene attraverso una scalinata e un camminamento scavati nella parete, che in prossimità dell’ingresso si interrompe costringendo il visitatore a strisciare per alcuni metri (anticamente in questo punto vi era una passerella di legno). Una volta entrati troviamo, scavati nella roccia, due piccoli ambienti con numerose nicchie e un altarino. Di notevole interesse è l’impianto idrico scavato nella roccia, che raccoglie l’acqua piovana convogliandola in una cisterna.

Eremo di Sant’Onofrio all’Orfento - Caramanico
Nella valle dell’Orfento, attraverso il guado di Sant’Antonio, si raggiunge l’eremo di Sant’Onofrio. L’eremo viene menzionato in un documento del 1844. Molto probabilmente venne dedicato a Sant’Onofrio in ricordo del più famoso eremo celestiniano sito sul Morrone. La struttura più consistente rimasta in piedi è costituita da parte del muro laterale dell’antica chiesa, il quale si sviluppa per circa 14 metri con un’altezza che arriva fino ai tre metri.  La più facile via di accesso alla valle e all’eremo è dalla località S. Croce, nella parte alta di Caramanico, dove vi è il centro visita della Forestale (per accedere alla valle ci vuole, infatti, l’autorizzazione del Corpo Forestale).

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